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mercoledý 24 maggio 2017

La nuova legge Gelli sulla responsabilitÓ colposa in sanitÓ

Pi¨ diritti per i pazienti, pi¨ tutele per i professionisti della salute

EBM
La nuova legge 24/2017 (legge Gelli) stabilisce il principio che il rispetto competente delle evidenze scientifiche è alla base di ogni condotta socio-assistenziale virtuosa dei professionisti della salute: solo il rispetto delle evidenze escluderà la punibilità quando sia riconosciuta la responsabilità colposa del professionista per morte o lesioni personali di un suo paziente dovute a imperizia.
“Rispetto competente delle evidenze”: solo su questo leitmotif potrà essere rifondato il rapporto tra professionisti della salute e pazienti in caso di supposto errore sanitario. Con un duplice filo conduttore: senz’altro grande attenzione per il cittadino paziente, con nuovi meccanismi che regolano il suo diritto al giusto risarcimento quando sia accertato l’errore dell’organizzazione sanitaria, ma anche più tutela per i professionisti della salute. In questo senso, la nuova legge Gelli è un ulteriore passo avanti rispetto al cosiddetto decreto Balduzzi (Legge 8 novembre 2012, n. 189, “Disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute”), che finora regolava il concetto di responsabilità professionale del professionista della salute, eliminandone le ambiguità emerse dopo la sua introduzione.

L’ambizione: maggiore serenità e più equilibrio in caso di contenzioso

Nelle prospettiva del medico oggi smarrito, chiave di volta della legge Gelli è la nuova articolazione del concetto di responsabilità professionale, modificato dalla legge 24/2017 anche nel Codice Penale con l’introduzione del nuovo articolo 590-sexies. Punto centrale è quanto espresso nel art. 5, comma 1 della nuova legge, dove non si parla più in modo indeterminato di “linee guida”, come nel precedente decreto Balduzzi, ma, più precisamente, di “raccomandazioni previste dalle linee guida elaborate da enti e istituzioni pubblici e privati nonché dalle società scientifiche e dalle associazioni tecnico-scientifiche delle professioni sanitarie iscritte in apposito elenco istituito e regolamentato con decreto del Ministro della salute”.
  • Due i punti decisivi per la serenità del medico nella sua quotidiana attività. L’art. 5 non dà una definizione di linee guida, ma stabilisce procedure molto precise per la loro imminente elaborazione e il loro aggiornamento. Sarà inevitabilmente necessario molto tempo, ma alla fine dell’iter di definizione di questi documenti, elaborati dai soggetti descritti nel comma 1 e integrate nel sistema nazionale per le linee guida (SNLG), esisterà uno strumento definitivo di tutela del professionista. Saranno infatti superate le attuali divergenze di opinione e ambiguità, lasciate irrisolte dal decreto Balduzzi, su quali siano le linee guida che certificano l’esenzione dalla responsabilità penale.
  • Con la dizione “raccomandazioni previste dalle linee guida” è anche superata l’annosa diatriba sulla tassatività delle linee guida. Il sistema previsto dalla legge Gelli dovrà strutturare linee guida concepite come raccomandazioni e ausilî nel processo decisionale clinico: di conseguenza, non cogenti e tassative per il professionista, ma sempre da mettere in relazione al singolo caso in esame. Il giudice terrà conto dell’adesione a queste future linee guida ufficiali anche in sede di determinazione dell’eventuale risarcimento.

Considerazioni finali

La nuova legge Gelli esclude la punibilità per “responsabilità colposa per morte o lesioni personali in ambito sanitario” dovuto a imperizia, purché il professionista dimostri di aver rispettato le raccomandazioni previste dalle future linee guida validate e pubblicate online dall’Istituto Superiore di Sanità.
La nuova legge, insieme con la migliore e meno ambigua tutela del medico e degli altri operatori sanitari, rafforza anche la tutela del paziente in ambito civilistico definendo un doppio regime di responsabilità: in particolare, la responsabilità della struttura sanitaria, pubblica o privata, è confermata di natura contrattuale anche per i danni conseguenti al comportamento doloso o colposo di chi vi ha esercitato la sua attività, con conseguente estensione a dieci anni della prescrizione. Resta ovviamente di natura contrattuale la responsabilità del professionista per i danni conseguenti all’adempimento di un obbligo con il paziente: tipicamente, qualsiasi attività nello studio privato del professionista.

Nel caso invece di esercenti le professioni sanitarie chiamati in causa, la legge Gelli prescrive che la responsabilità civile assuma natura extracontrattuale: di conseguenza, con onere della prova a carico del ricorrente e prescrizione a 5 anni. In ogni caso la legge Gelli prescrive l’obbligo del tentativo di conciliazione, con partecipazione di tutte le parti incluse le compagnie di assicurazione, pena la non procedibilità della domanda di risarcimento.

Numerose altre disposizioni completano la legge Gelli: molto importanti, per esempio, sono le misure di gestione trasparente e mitigazione del rischio, basata sull’istituendo all’Osservatorio nazionale delle buone pratiche sulla sicurezza nella sanità[1], e il definitivo obbligo di assicurazione per le strutture pubbliche e private e per gli operatori sanitari.

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[1] In ogni Regione sarà istituito un Centro per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente, che raccoglierà dati su eventi indesiderati e rischi e su cause, frequenza e onere finanziario del contenzioso. Queste informazioni saranno poi centralizzate presso l’Osservatorio nazionale.