Affidabilita' delle pubblicazioni scientifiche

qs5"Il Filosofo della Scienza Thomas Kuhn avrebbe probabilmente definito un 'paradigma' la nostra fiducia nell'evidenza scientifica prodotta dai trial clinici pubblicati sulle riviste biomediche. Ci è stato utile, finora, per lo sviluppo dell'assistenza sanitaria e dei sistemi di cura basati su tale evidenza. Come tutti i paradigmi, però, ha cominciato a dare segni di cedimento. La nostra fiducia negli articoli scientifici richiede una ridefinizione, se non un cambiamento di rotta. Negli ultimi 10 anni, infatti, è stata prodotta sufficiente letteratura, nei più svariati ambiti biomedici, che mette seriamente in discussione l'affidabilità delle pubblicazioni scientifiche".
 
Inizia così l'editoriale di Tom Jefferson, medico epidemiologo e Senior associate tutor del Centre for Evidence Based Medicine dell'Università di Oxford, pubblicato nel 2018 su BMJ Evidence-Based Medicine, dal titolo "Redefining the 'E' in Ebm", nel quale l'autore mette a fuoco la 'malattia' che sta lentamente erodendo tutto il processo di produzione di evidenza scientifica come lo conosciamo oggi: i trial clinici, i finanziamenti che li rendono possibili, la loro approvazione da parte delle autorità regolatorie che porta all'immissione o al mantenimento dei farmaci sul mercato, fino alle pubblicazioni scientifiche che ne parlano (quasi sempre bene).

 
Un ingranaggio complesso che in tutti i suoi passaggi deve reggere alle più svariate pressioni derivanti dalla necessità da parte delle case farmaceutiche di monetizzare gli investimenti. Il fine ultimo, non bisogna mai dimenticarlo, è quello di far approvare e vendere i farmaci. "La logica commerciale - aggiunge Jefferson -, che dovrebbe essere una parte sana del processo, ha preso il sopravvento sull'obiettivo primario della ricerca, che è quello di sviluppare farmaci utili, che siano efficaci rispetto al placebo e che abbiano meno effetti collaterali possibili".

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