Epidemiologia e la corretta interpretazione dei dati per le migliori decisioni politiche

evidenzeDi fronte alle stesse evidenze, possono essere prese decisioni diverse senza, talvolta, esplicitare le ragioni delle scelte compiute.

Prendiamo ad esempio il caso della terapia con i nuovi farmaci anticoagulanti orali della fibrillazione atriale non valvolare. Ebbene, nonostante gli studi condotti e una letteratura ormai molto ricca, manca un accordo sui criteri di scelta della strategia terapeutica, come dimostra per esempio la distanza che ancora permane tra le indicazioni contenute nelle linee guida pubblicate sulla rivista Chest (coordinate dalla McMaster University che - vale la pena ricordarlo - è il centro di riferimento internazionale del GRADE Working group) e le raccomandazioni più conservative di bollettini indipendenti sui farmaci come Prescrire o The medical letter.

Altro caso esemplare è quello della vitamina D: nell’ambito stesso delle società scientifiche che hanno formulato raccomandazioni sulla prevenzione dell’osteoporosi, le posizioni sono molto diverse e, mentre per molti clinici e ricercatori indipendenti la carenza è un problema soltanto per una quota minima di popolazione a rischio, seguendo le linee guida più aggressive il rischio di sovratrattamento di una parte importante della popolazione sarebbe molto alto, associandosi ad un ulteriore aumento della spesa farmaceutica.

I dati, dunque, non parlano a tutti nello stesso modo? Evidentemente no e la ragione più nobile che potrebbe giustificare le differenze è “il proprio mondo di cose” che nei Sei personaggi in cerca d’autore Pirandello ritiene ognuno di noi “abbia dentro”. “Mondo di cose” del tutto lecito se fatto di valori o orientamenti culturali ma meno accettabile se costituito da interessi economici, accademici o di natura politica. Questa, però, è solo una parte del problema.

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