Medicina interpersonale, oltre l'EBM

medicina_interpersonaleL’Evidence Based Medicine (EBM) ha rappresentato un passo da gigante rispetto al precedente modo di fare medicina, quello basato sulle intuizioni derivanti dall’esperienza. Ma da tempo, medici, scienziati e filosofi della scienza, ne stanno mettendo in luce i limiti e le problematiche. La medicina evolve insomma e con essa anche il metodo. E’ ora di voltare pagina?

L’EBM e il suo diretto corollario, cioè le linee guida redatte sulla base dei risultati dei trial clinici, sono di certo uno strumento prezioso per garantire un livello di qualità elevato, idealmente uniforme, alla pratica clinica quotidiana.
Ma c’è un convitato di pietra, importantissimo quanto spesso negletto. Il paziente e la sua compliance, che anche per molti farmaci salvavita, a distanza di qualche mese dalla prescrizione, cala drasticamente.
E questo è un problema che l’EBM non può risolvere in alcun modo, anche perché non se lo è mai posto.
 
Una soluzione - secondo Stacey Chang e Thomas Lee che pubblicano oggi sul New England Journal of Medicine le loro riflessioni al riguardo - potrebbe venire da un modello di assistenza sanitaria  in grado di adattarsi al singolo individuo; una rivoluzione copernicana post-era EBM, che a suo tempo, ha spostato il ‘centro di gravità’ dal rapporto medico-paziente a quello medico-ricerca.

Quello di cui c’è bisogno insomma, secondo gli autori è di una ‘medicina inter-personale’ in grado di recuperare quello che con l’EBM si era perso. E questo non per essere ‘gentili’ o ‘umani’ col paziente (che non è mai un esercizio sbagliato, intendiamoci), ma con l’obiettivo di fare una medicina ‘efficace’, che arrivi a target, tenendo conto delle preferenze e delle capacità del paziente. Qualcosa da incorporare – proseguono gli autori – nella pratica medica, con lo stesso rigore dell’EBM.

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